
La semplicità non è ignoranza
La semplicità non è ignoranza.
Ma conviene applaudire i soloni…
finché qualcuno non griderà che il re è nudo.
Ognuno ha il proprio modo di esprimersi e, nel parlato come nella scrittura, utilizza il linguaggio che gli è più congeniale.
Ѐ alquanto complesso spiegare dei contenuti in maniera chiara e accessibile o scrivere affinché i concetti siano assimilati senza difficoltà, anche se tale stile viene definito “semplice.”
Si apprezza di più un lessico aulico, con citazioni classiche, ricco di paroloni sconosciuti che confondono chi ascolta o legge.
Chi si cimenta in tale forma di espressione è definito un intellettuale profondo, con alto profilo culturale. E poco importa se le esternazioni del suo pensiero non vengono comprese.
Non si dirà mai che un tale autore o un siffatto comunicatore non si spiegano bene. Se lo facessimo ammetteremmo di essere ignoranti e di non possedere abbastanza intelligenza da capire.
Ѐ quanto succede nella fiaba: “I vestiti nuovi dell’imperatore”
Nel racconto due truffatori tessono un abito invisibile che – a loro dire- può essere visto solo dalle persone intelligenti e degne del proprio ruolo, mentre resta invisibile agli altri. Il risultato? Tutti, dal sovrano ai ministri, fingono di vedere un tessuto meraviglioso per paura di essere giudicati incapaci.
Alla fine la semplicità disarmante di un bambino farà gridare la verità: “Ma il re è nudo!”
Spero che chi legge o ascolta cose incomprensibili, gridi: “Ma cosa significa? Che cosa vuoi dire? Cos’hai scritto?”
Perché la semplicità non è ignoranza ed è così difficile che soltanto le menti preparate possono metterla in pratica.


